Vladimir Derevianko

Creando per Volodia

Il critico Simonetta Allder incontra ...

Vladimir Vassiliev

La prima volta che vidi Derevianko fu in un saggio della scuola del Bolshoy. Lui era un ragazzo, credo fosse al terzo corso. Già allora meravigliava tutti per le sue straordinarie doti fisiche. Aveva uno stacco di gambe incredibile e una leggiadria nei movimenti. Accanto a lui le ragazze sembravano tutte pesanti.

Tuttavia, non volli allora riporre troppe speranze in lui poichè so bene che chi ha grandi doti fisiche spesso non si sviluppa artisticamente. Fu quindi una grande gioia per me quando lavorai con derevianko in "Icar" e "Macbeth" e vidi che il ragazzo con le doti non comuni era cresciuto anche come artista; anzi, che continuava a crescere. Iohosempre amato quegli artisti che lottano non con i loro colleghi bensì con se stessi, in prima linea. Capii subito che Derevianko era uno di questi.

Avamo ed amo la precisione di Volodia, la fisicità perfetta del suo corpo e, oltre a questo, la sua grande carica emotiva. Egli è dotato di un diapason enorme non solo "interpretativo" (in quanto egli può interpretare qualsiasi tipo di ruolo, che sia tragico o comico) ma anche "coreografico". Ciò che voglio dire è che Volodia riesce ad interpretare in maniera perfetta qualsiasi passo, sia i piccoli che i grandi movimenti, sia i gesti taglienti che quelli lenti. Certo, ogni ballerino ha dei movimenti che sono caratteristici: per Volodia sono i jetes e, soprattutto, gli arabesques. Ma egli esegue altrettantobene tutta la gamma dei movimenti e questa è una qualità rara.

Visto attraverso gli occhi di un coreografo, come sono io ora, Volodia è un materiale vivo e malleabile come l'argilla. Ha dato una coloritura forte ai ruoli che ho creato per lui, a cominciare da quello particolarissimo della strega in "Macbeth". Quando mi è capitato di montare lo stesso balletto senza di lui, mi è mancato terribilmente. Inoltre, Volodia riesce ad interpretare ruoli creati precedentemente addirittura migliorandoli rispetto agli interpreti originali. Uno di questi è quello di Paganini, nell'omonimo balletto di Lavrovsky, che ho montato per lui al San Carlo di Napoli nel 1988.

Sono sempre stato convinto che a Volodia serva un suo repertorio personale. Infatti egli ha bisogno di ruoli assai particolari per valorizzare compiutamente le sue doti di ballerino e interprete. Qualcuno sono riuscito a regalarglielo e spero che il mio destino di coreografo mi vedrà spesso accanto a lui in futuro.

Vladimir Vassiliev

Uwe Scholz

Ho chiesto a Vladimir Derevianko di entrare nella mia compagnia a Zurigo ed ho cominciato subito a creare lavori per lui. Il primo fu "Uccello di Fuoco" che fu addirittura scolpito su di lui. Così anche "Il rosso e il nero" di cui Vladimir interpretò il ruolo principale, quello di Julien Sorel. Era da molto tempo che volevo creare un balletto basato sul celebre romanzo di Stendhal e quando conobbi Derevianko capii che avevo finalmento trovato il mio Julien Sorel. Derevianko è stato anche l'interprete principale de "La Creazione" (Die Schopfung). Si tratta di un balletto semiastratto in cui i ballerini visualizzano con la loro danza, i recitativi dell'oratorio di Haydin. COn Derevianko, "La Creazione", creato precedentemente, diventò un one man show, poichè gli affidai non solo il recitativo dell'Arcangelo Raffaelle, ma anche quasi tutti gli altri. Sì, perchè Vladimir è il ballerino ideale per rappresentare tutti gli angeli deli Cielo. A vederlo, così androgino, sembra proprio un essere sovrannaturale, certo non una creatura della Terra.

Il mio rapporto con Derevianko è "esplosivo"! Perchè siamo estremamente simili di carattere! Siamo due capricorni, i nostri compleanni sono vicini ed abbiamo la stessa età. Lavorare insieme è, al contempo, facile e difficile. Siamo cresciuti artisticamente insieme in questi ultimi anni... HO ancora tante idee da realizzare poichè Vladimir è, per me, una continua fonte di ispirazione.

Uwe Scholz

John Neumeier

Ho scelto Vladimir Derevianko per il personaggio del Re in "Illusioni" - come nel Lago dei Cigni" perchè come coreografo sono sempre stato interessato alla figura dell'estraneo. Il Re è un essere isolato da tutti coloro che lo circondano e Vladimir, se vogliamo è l'estrano fra i ballerini. Sebbene sia un étoile e un danseur noble egli non ha certo la personalità o l'aspetto stereotipato e banale del primo ballerino, un cliché che detesto. Egli è, dunque, l'interprete ideale per me che voglio arricchire la letteratura della danza creando ruoli al di fuori della "tipologia" normale.

Mi affascina vedere come Derevianko, così semplice e dimesso nella vita di tutti i giorni, si trasformi in grande ballerino. Ma il Re Ludwig di "Illusioni" non poteva essere il principe tipico, e pertanto banale, dei grandi balletti classici. Il ruolo di Ludwig richiede sia le qualità estetiche che il virtuosismo del danseur noble ma anche fragilità, sensibilità e vulnerabilità. Ho trovato tutte queste caratteristiche, insieme ad una presenza veramente aristocratica, in Vladimir Derevianko.

Anche Drosselmeyer nel mio "Schiaccianoci" è un "animale esotico" ed è per questo che il ruolo calza Derevianko a pennello. Il personaggio s'ispira al grande coreografo ottocentesco Petipa il quale, come d'altronde tutti i creatori, è un essere terribilmente vulnerabile. Oltre ad un sano senso dell'umorismo, il ballerino che interpreta Drosselmeyer-Petipa deve amare profondamente la danza, proprio come Vladimir Derevianko.

John Neumeier

Janine Charrat

Vladimir Derevianko è un ballerino eccezionale, ed è stato l'interprete ideale per il mio balletto "'Adame Miroir". Il primo interprete del lavoro, nel 1948, fu Roland Petit, ed io ho dovuto cambiare un pò la coreografia per Vladimir dal momento che egli possiede una maggiore tecnica di quanta non ne avesse Petit. Certo, Vladimir ha la grande tecnica dei ballerini russi, ma è diverso dal tipico ballerino sovietico, così circense e acrobata.

Vladimir invece, non fa mai un movimento gratuito, un salto o una piroetta esagerata solo per strappare applausi. Egli da un significato ad ogni movimento. Inoltre Vladimir è molto, molto fine, e la finezza, nei ballerini maschili, è una qualità rarissima. Mi fa pensare ad un merletto dalla squisita lavorazione...

Derevianko è espressivo, commovente, poetico. In "'Adame Miroir" mi ha fatto pensare ai grandi mimi francesi Jean-Louis Barrault o Marcel Marceau. Il est très artiste, molto profondo. Faceva tenerezza, cos' esile e fragile, nel suo abito da marinaio, le petit marin. E' stato un vero Pierro Lunaire.

Janine Charrat



Amedeo Amodio

Il corpo di Vladimir è uno strumento incredibile, sinuoso, flessibile. Egli riesce a fare dei movimenti o delle prodezze tecniche che pochi altri ballerini sanno fare. Sa alzare la gamba a 180 gradi e piegare il corpo come un contorzionista. Ha una fisicità che gli altri ballerini non hanno. Eppure, le caratteristiche principali di Derevianko sono quelle che egli ha dentro, non fuori. O meglio: non sono i movimenti esterni, i salti e le spaccate, bensì la sua interpretazione interiore. Derevianko sa rendere un personaggio come nessun altro interprete, interiorizzandolo. Ecco perchè, quando ho creato ruoli per Derevianko non mi sono fermato alle sue caratteristiche fisiche , come fanno alcuni coreografi che restano letteralmente abbagliati dalle possibilità tecniche straordinarie di questo ballerino, ma ho cercato di capire cosa c'era dentro di lui per poi esternarlo.

Ciò che colpisce di Derevianko è la sua sensibilità. E questo si capisce quando si muove, certo, ma ancora di più quando sta fermo perchè in quei momenti qualcosa dentro di lui continua a muoversi. Anche quando è immobile, Valodia "vibra". Pensate a quando salta fuori dallo scatolone del primo atto del mio "Schiaccianoci". Egli è irriconoscibile, poichè ha il viso completamente coperto da una maschera. Eppure, si sa immediatamente che è lui perchè emana un'energia particolare. Si sente la sua presenza.

Quando un coreografo lavora con un ballerino che ha delle caratteristiche fisiche così accentuate come Valodia le deve gestire bene poichè diminuirebbe il suo vocabolario artistico se gli facesse fare uno sfoggio gratuito delle sue capacità. I ruoli che io ho creato per Derevianko infatti, Mazapegul, Mercuzio, Schiaccianoci, non si concentrano sulle caratteristiche fisiche bensì alla sua espressività. Quanto alle caratteristiche fisiche, queste vengono fuori comunque. Come nell'assolo di Mercuzio in "Rome e Giulietta", quando egli invoca la figura di Fata Mab. In quel momento il corpo di Valodia si muove come come un arco che scaglia frecce ma il suo virtuosismo diventa un fatto espressivo poichè i movimenti del suo corpo rispecchiano la mente fantasiosa di Mercuzio dalla quale i pensieri escono proprio come frecce. Sì, il virtuosismo di Derevianko è sempre espressività. Ecco perchè egli è un ballerino assolutamente unico.

Amedeo Amodio

Luciano Cannito

Perchè ho voluto Derevianko per il triplice ruolo di Dio/strega/demone in "Demoni"? Innanzi tutto a causa del suo fisico particolarissimo. Volodia è proprio il daimon greco, il che non è una parola negativa, significa un essere sovrannaturale. Anzi, direi che è difficile trovare gli aggettivi adatti per descriverlo. E' semplicemente il più grande ballerino del mondo, unico nel suo genere.

Inoltre, Vladimir ha una personalità a dire poco straripante. Ed ha una personalità fisica fortissima. Basta stargli accanto qualche minuto per sentire l'energia che emana. Chi altro, dunque, avrebbe potuto interpretare i miei "Demoni"? La fisicità così prorompente di Derevianko lo ha reso perfetto per la figura di Dioniso, Dio della trasgressione e simbolo di quella fisicità così tipica della cultura greca in cui gli dei stessi avevano caratteristiche e sembianze umane.

Il secondo personaggio che Derevianko interpreta in "Demoni" è quello di una strega, posseduta dal demonio. Una cosa strana successe la prima volta che c'incontrammo in sala e io gli spiegavo il lavoro: mentre gli parlavo di "Demoni" e della strega, ebbi la netta impressione, ad un certo punto, che Volodia non mi stesse più ascoltando, guardava da tutt'altra parte. Pensai che fosse un atteggiamento di sufficienza da parte sua, che stesse facendo l'etoile; poi mi sono accorto che si era già immedesimato nella parte, stava già immaginando lo spettacolo e lo interpretava mentalmente. Era, come la strega in "Demoni", in una specie di trance. Un artista è veramente grande quando riesce a "diventare" (non semplicemnente "interpretare") un'altra persona. Volodia lo fa in continuazione; nel suo corpo, come in quello della strega, vivono altre persone ed altri corpi.

E' meraviglio lavorare con Vladimir, quando entro in sala non ho mai idee precostituite e quindi il ballerino è libero di offrirmi i suoi spunti: Vladimir ne ha talmente tanti da offrire! Egli è un attore moderno e un danzatore moderno. E' duttile, ha la mente aperta. L'ultimo assolo di "Demoni", per esempio, è un innesto tra lo stile mio e la scuola classica di Volodia. C'è stato un vero processo creativo fra noi. Non uso spesso la parola "creativo" perchè sa tanto di divino, ma in questo caso, parlando di Derevianko, credo che la parola sia azzeccata!

Luciano Cannito

Gérard Bohbot

Decisi che Vladimir Derevianko era l'interprete ideale per il ruolo di Egon Schiele dopo averlo visto... in una fotografia! Strano ma vero: una fotografia può parlare moltissimo, si può intuire la personalità del ballerino, sentire l'aroma della sua interpretazione del personaggio da una fotografia.

Aveva il fisico ideale per Egon Schiele. Non gli assomigliava fisicamente, ma questo non importava. Aveva dentro di se qualcosa che lo accomunava al pittore viennese, una certa perturbazione interiore.

Quando cominciai a lavorare con Vladimir provai, all'inizio, un pò di paura. Essendo egli una stella del Bolshoy, dotato di una tecnica invidiabile, temevo che avrebbe affrontato il ruolo con sufficienza. Invece capii che Vladimir è un Artista che si rimette in discussione completamente e continuamente. Affronta i suoi ruoli con umiltà, modula la sua tecnica a seconda delle esigenze del ruolo e non fa come fanno invece molti suoi colleghi, ovvero di "piegare" il ruolo alla loro tecnica.

Vladimir da l'impressione di essere stato a scuola da Stanislavsky che diceva che è l'interprete che "crea" il ruolo. In "Egonie" Vladimir ERA Egon. Egli si aprì totalmente e diede tutto quello che aveva al ruolo. Posso dire che ha dato la vita al ruolo di Egon Schiele, la linfa vitale, tutto se stesso, senza remore, senza risparmiarsi minimamente. Ha arricchito il ruolo, ma anche lui si è arricchito grazie ad esso. Più dai a un personaggio che interpreti e più esso da a te.

Vladimir crede pienamente in ciò che fa ed è per questo che le sue interpretazioni sono così convincenti, In "Egonie", egli è riuscito a trasmettere l'antagonismo che caratterizzava la vita di Schiele, poichè anche Derevianko è un ballerino dai forti contrasti. All'antagonismo di Egon Schiele ha apportato il suo proprio antagonismo, e per questone ha dato una lettura memorabile.

Gérard Bohbot

Glenn Tetley















Derevianko linea snella ed elegante, la sua straordinaria flessibilità e la sua stretta intuizione del linguaggio fisico della “commedia dell’arte” ha interpretato un Pierrot dal carattere ben definito nel mio balletto “Pierrot Lunaire”. Egli ha capito che Pierrot è uno. Uno non può interpretare Pierrot.

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